BUONGIORNO

  • Nobili (mf.).

  • Arma: d’azzurro, alla colomba tenente nel becco un ramo d’olivo fogliato, il tutto al naturale, posata su un monte di tre cime di verde, sormontata da una stella d’oro.

  • Arma rappresentata nel Blasonario Generale Italiano.

  • Famiglia iscritta nel Registro della Nobiltà Italiana.

Nobile Casata anticamente detta Bonjorno, de Bonjorno, quindi Bongiorno e Buongiorno, già attestata nel XIII secolo in più parti del Regno di Napoli. Leonardo alias Leandro, Cameriere di Re Manfredi, per meriti militari ottenne dal Sovrano il feudo di Librizzi ed il Castello di Patti nel 1249. Giovanni Nicolò di Patti, maritali nomine, ebbe il feudo di Fornari, fino ad allora intestato alla famiglia della moglie Giovanna di Mauro. Diramatosi sull’isola dette numerosi Giureconsulti e fu compresa nella Mastra Nobile di Messina, ove possedette la Baronia di Gangi. La Casata si ritrova anche a Polizzi, quindi a Sambuca di Sicilia ove fu illustrata dal dotto Michele Buongiorno, Frate dei Minori Osseranti, Consultore e Censore della Sacra Inquisizione, Generale del suo Ordine, quindi Vescovo di Catania. Godette di nobiltà nel catanzarese e fu ascritta al Patriziato palermitano. Anche nel napoletano si hanno importanti memorie della Casata Buongiorno parallelamente, per datazione, a quelle siciliane. Nelle pergamene di Capua è citata per proprietà e censo già nel 1243. Tra i predicatori quaresimali della Cattedrale di Capua figura, nel 1587, il Frate Cappuccino Giacomo Buongiorno da Napoli. Presso gli archivi diocesani partenopei numerosi sono i documenti che si riferiscono alla Casata concernenti benefici e diritti ecclesiastici goduti in più località della Diocesi. Importanti e altrettanto significative sono le notizie inerenti la provincia di Salerno ove fin dal 1492 esponenti della Casata esercitarono la professione di Architetti e di Tavolari al servizio diretto della Corte e dei Sovrani, lasciando ciascuno tracce indelebili del loro operato che spaziò dai beni demaniali a quelli ecclesiastici, oltre a quelli privati appartenenti alle più altolocate famiglie del luogo. Anche a Solofra si affermò un importante e signorile ramo di Casa Buongiorno ben attestato dalla seconda metà del ‘500 con tal Alessandro de Bonojuorno che possedeva una ben avviata impresa di conceria di pelli, attività che la famiglia attraverso i discendenti ha mantenuto sino alle epoche contemporanee senza interruzione e sempre ai massimi livelli. Grandonio Buongiorno, importante mercante, titolare di una consolidata società di viaticaria, affermata in tutto il Meridione, nel 1554, figura già operante in prodotti di oropelle. Andrea Buongiorno, figlio di Luca, nel 1668, ereditò dalla famiglia della madre, Lucrezia Maffei. uno stiglio di oropelle che divenne bottega di battiloro, in seguito di battargento, permettendo alla discendenza di esercitare questa attività per lungo periodo. I Magnifici Don Andrea e Don Antonio, padre e figlio, ancora nell’800 proseguivano l’attività di battitori di oro e di argento. A parte le attività familiari la Casata Buongiorno di Solofra si è sempre distinta per censo e per uomini illustri, oltre che per prestigiose alleanze matrimoniali consolidando, secolo dopo secolo, il proprio more nobilium. Contraddistinta generazionalmente dall’appellativo di “Magnificus” ha dato essenzialmente preclari uomini di chiesa e di impresa. Andrea, nato nel 1558, fu Maestro ed Economo della Chiesa Collegiata di San Michele Arcangelo. Nunziante, nato nel 1600, fu Sacerdote attivo nell’educazione dei giovani, seguace e forte sostenitore della regola di San Filippo Neri e della sua organizzazione dell’Oratorio, prima nella Chiesa di Santa Croce, quindi nella Chiesa di Santa Maria degli Afflitti fatta edificare a sue spese e lasciata alle cure del religioso domenicano Vincenzo Maria Orsini, Arcivescovo di Cesena, Arcivescovo di Benevento, Cardinale ed infine Sommo Pontefice col nome di Benedetto XIII. Nei secoli successivi la Casata fu illustrata da altri meritevoli uomini di fede e di ingegno. Ha alleato con le nobili famiglie Ronca, Giannattasio, Troisi, Giliberti, Garzilli, Petrone, Guarino, di Majo, Maffei, Murena, Landolfi. Lo stemma della famiglia è stato riconosciuto e certificato dal Corpo della Nobiltà Europea (C.N.E.). Attuali rappresentanti del ramo fiorito in Solofra:
Nobile Alfonso, n. a Solofra (Avellino) il 1° feb. 1972, f. di Francesco di Luigi e della N.D. Raffaella Pirolo, imprenditore, Membro dell’Accademia Araldica Nobiliare Italiana, sp. la N.D. Maria Giaquinto, da cui:
1) Nobile Raffaella, n. ad Avellino il 10 mar. 2000;
2) Nobile Francesco, n. ad Avellino il 21 feb. 2003.

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